Sperare è diventare coerenti
Eccoci a metà Quaresima!
Il tempo passa velocissimo: si inseguono, inesorabilmente, giorni, appuntamenti, vicende, fatti belli e dolorosi, pagine difficili e momenti piacevoli.
La Quaresima non si stanca di metterci di fronte a grandi domande: chi siamo? Chi volgiamo essere? In che cosa dobbiamo cambiare? Che cosa resterà di noi? Dove siamo “schiavi”?
Il desiderio di Dio è che i suoi figli (cioè, ciascuno di noi) siano liberi, siano nella verità, abbiano una dignità.
In quel tempo il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli;, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.» (Gv 8,31)
I Giudei che discussero con Gesù avevano tentato una grande carta per poter fare il “salto di qualità” della loro vita: erano diventati “suoi” discepoli. Ebbero un bel coraggio: fedelissimi del Tempio che diventano “discepoli”, cioè, seguaci di Gesù! Ma l’impresa fallisce in seguito ad una accesissima discussione proprio con il Signore: il problema era la provenienza e la paternità. Loro sostengono di esser “figli di Abramo” e quindi anche di Dio, e in questo dicevamo il vero, ma Gesù, volendo allargare la prospettiva della loro vita, cioè, desiderando farli crescere e diventare “grandi”, ricorda loro che era arrivato il momento della coerenza: non era sufficiente la sola “denominazione”, era arrivato il momento della concretezza!
“Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del diavolo, in Lui non c’era la verità”
La paternità e la maternità dicono le radici della vita e della storia di una persona: ci ricordano la forza e il futuro di una vita.
Sapere di chi si è figli è decisivo per poter “diventare” “padri”, cioè per generare vita.
Occorre però la coerenza, cioè la decisione di rimanere uniti alla fonte della vita. Essere “coerenti” significa, anzitutto, essere uniti e “attaccati” nei fatti, nelle parole, nella vita, a una verità.
Quanto bene genere la coerenza. Quanta luce, quanto futuro! Quanta forza!
Quanta tristezza e quanto male provoca, invece, l’incoerenza e cioè una vita che pensa una cosa, ma ne fa un’altra!
Gesù detesta l’incoerenza in quanto genera il male e la confusione: dite una cosa, ma ne pensate un’altra, pensate in un modo, ma vivete in un altro”
Penso che la coerenza sia una parola da tenete stretta anche per quanto riguarda la scelta della fede: siamo cristiani non per un’adesione formale, ma per una scelta di vita.
Siamo cristiani nel cuore, nella mente, nella libertà che, ogni giorno, ha il potere di farci scegliere chi è nostro “padre”, cioè chi genera le nostre vite e le nostre giornate.
Buona seconda metà di Quaresima.